Portale Trasparenza Città di Asti - Codice del paesaggio

Il portale della Trasparenza conforme al D.Lgs. 33/2013 - "Amministrazione Trasparente"

Tipologie di procedimento

Codice del paesaggio

Responsabile di procedimento: Scaramozzino Pasquale Antonio

Descrizione

Linee guida architettura sostenibile - Indirizzi operativi per gli interventi in zona agricola

I.O. zona agricola norme

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ASPETTI GENERALI ED OBIETTIVI

..Tale studio ha come finalità principale il corretto recupero dei rustici, quali testimonianza di una tradizione locale da salvaguardare, oltre alle linee d'indirizzo per le nuove edificazioni in area agricola, ove consentite dalle norme del P.R.G.C. (ricostruzioni, ampliamenti, capannoni produttivi), affinché siano realizzate armonicamente con le preesistenze storico-architettoniche e con i valori ambientali caratterizzanti.

Pertanto gli obiettivi generali possono essere riassunti in cinque punti salienti.

• Tutelare e valorizzare il patrimonio edilizio esistente;

• Indirizzare e incentivare i cittadini e gli operatori del settore edile verso un "corretto" recupero del patrimonio esistente e di uso del suolo in coerenza con i valori dei luoghi;

• Incentivare il recupero degli edifici abbandonati all'attività agricolo e/o in condizioni di degrado anche alla luce della nuova Legge Regionale n. 9 del 29/01/03;

• Regolamentare adeguatamente le nuove edificazioni in area agricola, perseguendo unitarietà e coerenza d'intervento.

• Promuovere ed eventualmente prescrivere l'utilizzo di regole generali, principi e criteri di sostenibilità ambientale

( BIOEDILIZIA ) con particolare attenzione alle tematiche del contenimento dei consumi energetici, all'uso di energie alternative, all'uso di materiali e tecniche eco-compatibili, al corretto uso delle risorse naturali.
L'intenzione dell'Amministrazione Committente è quella di esercitare un'azione di tutela attiva sul proprio territorio consapevole di dover attenuare, da una parte, quei fenomeni socio-economici che hanno prodotto un'edificazione di scarsa qualità, slegata e spesso indifferente al paesaggio rurale, e dall'altra di dover gestire i processi di trasformazione dei suoli e del patrimonio edilizio di pregio nel rispetto di regole tipologiche caratteristiche e principi di sviluppo sostenibile.

L'INDAGINE PRELIMINARE

Essendo l'obiettivo finale quello di dotarsi di uno strumento operativo con funzione di "guida" per un corretto uso e modificazione del suolo ed in particolare per orientare gli interventi di recupero degli edifici agricoli tradizionali (rustici), l'elemento determinante per la risoluzione del tema risulta essere indiscutibilmente la conoscenza puntuale del territorio di riferimento, che possa condurre ad una corretta valutazione dei processi di trasformazione e di conseguenza dell'evoluzione socioeconomica, nell'ambito definito, degli ultimi cinquant'anni.

A tal fine è stata condotta, preliminarmente all'attività progettuale e di definizione normativa, un'approfondita analisi di tutte le emergenze costruite attraverso un rilievo "a vista" supportato da un'esauriente documentazione fotografica, di tutti i fabbricati predisponendone una classificazione in base all'epoca di costruzione, stato di conservazione, livello di compromissione in seguito a manomissioni successive.

Ne è scaturita una fotografia decisamente dettagliata dello status quo dell'ambito agricolo nel Comune di Asti che, grazie alla disponibilità dei dati riepilogativi, consente una lettura oggettiva delle condizioni generali e dei singoli ambiti individuabili.

L'area urbanistica oggetto di studio è quella classificata dallo strumento urbanistico vigente come "area agricola". Il territorio urbano della città e gli ambiti di espansione ad esso attigui non sono oggetto di analisi.

Tuttavia nelle aree marginali alla città e negli ambiti frazionali , laddove non è ancora facilmente distinguibile un confine netto tra paesaggio urbano e paesaggio rurale, l'attenzione per una maggiore tutela e salvaguardia potrà essere eventualmente estesa anche a quei fabbricati ancora tipici della tradizione agricola, ma ormai inglobati in aree ove il Piano Regolatore consente l'urbanizzazione.

Nel dettaglio la catalogazione suddivide il costruito in sette differenti categorie.

A - Edifici, non costituenti patrimonio storico rurale, realizzati in zona agricola dagli anni 50-60 in poi, ricalcando tipi normalmente avulsi dal contesto rurale e completamente incoerenti per morfologia e scelte compositive, materiali ed elementi architettonici. Le villette a pianta quadrata o irregolare slegate dai principi fondamentali dell'orientamento con coperture scomposte non compatibili con la funzione di idonea protezione dagli agenti atmosferici; fabbricati produttivi, ancorché legati all'attività agricola, espressione di tipologie sproporzionate nei confronti del contesto che si configurano come sfregi dello skyline e dell'andamento orografico naturale.

B - Edifici derivanti dalla tradizione rurale ma oggetto di trasformazioni radicali dove non risultano più leggibili elementi compositivi e qualitativi dell'ambito rurale. Le cascine oggetto di sopraelevazioni ed allargamento di manica con stravolgimento dell'orientamento principale e compromissione degli elementi architettonici quali tipo strutturale, coperture e cornicioni, composizione di facciata ; Stalle ed edifici agricoli produttivi stravolti a causa della rifunzionalizzazione estrema con irreversibile perdita della testimonianza di porzioni rustiche.

C - Edifici oggetto di trasformazioni che consentono la lettura di elementi costitutivi propri della tradizione rurale. Elemento determinante di differenza fra questa e la categoria precedente è la reversibilità di quanto realizzato, con il possibile ripristino della visibilità del costruito originario mediante l'attuazione di interventi ragionevolmente realizzabili. Le cascine con modificazione della dimensione delle bucature, rivestimenti e materiali di facciata incoerenti, piccole superfetazioni.

D - Edifici oggetto di lievi trasformazioni che non hanno comportato alterazioni della leggibilità dell'impianto architettonico. Fabbricati mai oggetto di interventi edili consistenti, ma con leggere modificazioni dovute alla normale manutenzione necessaria alla conduzione ed eventuale mutamento di destinazione dall'uso originario alla residenza.

E - Edifici della tradizione rurale astigiana da considerarsi integri (da segnalarsi ai sensi art. 24/L.56/77). Case rurali assolutamente intatte indipendentemente dalle condizioni di conservazione e dall'eventuale stato di abbandono (elemento spesso determinante per la corretta conservazione).

F - Edifici con valenza storico documentale quali case padronali, casseforti e castelli, chiese e cappelle, edifici produttivi di particolare pregio e fattura.

Un'ultima categoria, non menzionata, comprende tutti i fabbricati risultati inaccessibili per abbandono, condizioni di pericolo, opposizione da parte della proprietà.

Complessivamente sono stati rilevati 2566 edifici, di cui 286 inaccessibili, pertanto i risultati dell'analisi si riferiscono ad un totale di 2280 emergenze.

L'ANALISI DEI RISULTATI ED I PRINCIPI NORMATIVI

L'obiettivo primario è, come già detto, la salvagu ardia e la valorizzazione del paesaggio, individuando tale elemento come risorsa limitata ed indispensabile per lo sviluppo del territorio interessato sia dal punto di vista economico che turistico, senza sottovalutale le implicazioni ambientali legate al miglioramento della qualità della vita.

Seguendo gli stessi principi che, tempo addietro hanno condotto alla individuazione di criteri salvaguardia dei centri storici come contenitori culturali irriproducibili da conservare, anche gli ambiti rurali devono essere considerati patrimonio da conservare, utilizzando parametri e prescrizioni normative appositamente definiti

Proprio la descrizione puntuale delle misure proposte e delle metodologie esecutive adottate per definirle costituiscono il tema sviluppato nei paragrafi successivi.

L'insieme delle ricerche ed analisi dello stato di fatto, le valutazioni dei risultati quantitativi e qualitativi emersi e l'impianto normativo che ne è derivato costituiscono una sorta di elemento intermedio fra la tutela passiva determinata dalla legislazione vigente, definita con la legge 29 giugno 1939 n. 1497, relativa alle bellezze naturali da attuare previa delimitazione delle aree interessate con atti amministrativi, e con la legge 8 agosto 1985 n. 431, definente il vincolo paesistico con delega alle regioni per la regolamentazione, riunite con Decreto legislativo n. 490 nel 1999, e la attivazione di interventi di tutela attiva , quali l'istituzione di parchi naturali ed aree protette dove, appositi soggetti operano non solo con finalità di conservazione ma anche valorizzando funzioni integrative quali le attività didattiche, culturali, ricreative e scientifiche.

Si è tentato di istituire una sorta di tutela intermedia o mediata che si concretizza in una serie di indicazioni normative tendenti a valorizzare le emergenze architettoniche esistenti caratterizzate da valenza storico-documentale tentando di fissarne gli aspetti salienti propri di una tradizione da non disperdere, migliorare quanto compromesso dall'attività edilizia scadente degli ultimi decenni attraverso l'incentivazione di interventi di maquillage, sia radicale che "di facciata", ed indirizzare la nuova edificazione, pur non potendone garantire la bellezza intrinseca, verso tipologie e scelte volumetriche non contrastanti con le esigenze del paesaggio e di conseguenza affini alle soluzioni proprie della tradizione costruttiva locale. Tutto questo pur considerando le mutate esigenze funzionali dei fruitori (non solo più operatori agricoli) rispetto alle necessità che venivano soddisfatte con le soluzioni compositive diventate "tipo architettonico" della tradizione locale.

L'attività di ricerca sul territorio costituisce, senza dubbio, un elemento determinante del lavoro svolto, sai per la definizione dell'impianto normativo sai per la reale disponibilità di informazioni ottenute che ci hanno restituito una fotografia molto dettagliata del territorio analizzato.

In particolare è emerso che la compromissione del paesaggio dovuta ad interventi "incoerenti" realizzati dal secondo dopoguerra ad oggi risulta molto elevata (fabbricati di tipo A), con l'eccezione di alcuni contesti (Vallarone, Portacomaro, ecc.) risultati relativamente integri. Pertanto la necessità di "riparare" inserimenti poco felici è risultata una priorità assoluta. A tal fine sono stati definiti criteri che rendessero pressoché obbligatori interventi di "maquillage" per armonizzare i fabbricati incoerenti sia in termini formali che in relazione ai materiali utilizzati, dando priorità all'equilibrio del paesaggio nel suo complesso eliminando il più possibile ogni elemento stridente a scapito delle peculiarità architettoniche delle singole emergenze.

Per quanto riguarda gli edifici fortemente compromessi (fabbricati di tipo B), anch'essi molto diffusi (211 rilievi) e in gran parte dovuti alla dozzinale attività edilizia degli ultimi trent'anni, irrispettosa dei principi del buon costruire, dovranno essere posti in essere interventi correttivi importanti, anche se non in grado di restituire all'ambiente un fabbricato coerente, tali da ridurne fortemente l'impatto limitando la lettura degli interventi deturpanti.

I complessi interessati da modificazioni reversibili (fabbricati di tipo C e D) costituiscono l'effettivo patrimonio da salvaguardare in quanto rappresentano il 40% del costruito in area agricola (938 edifici) e dovranno essere oggetto di modificazioni attente sia dal punto di vista formale che filologico, attraverso interventi rispettosi delle preesistenze e particolarmente corretti anche in relazione alla scelta dei materiali e delle finiture.

Gli edifici da considerarsi integri (fabbricati di tipo E) in quanto non interessati da attività edilizia di modificazione rispetto all'impianto originario, anche se purtroppo decisamente rarefatti (complessivamente 145 emergenze), assumono il ruolo di catalogo fisicamente verificabile delle soluzioni compositive adottate ed abaco morfologico dei materiali e degli elementi architettonici tipici della tradizione rurale locale; senza dubbio tali emergenze devono essere salvaguardate attraverso l'individuazione secondo quanto indicato all'art. 24 della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56.

Per quanto attiene i fabbricati con valenza storico documentale (tipo F) presenti in area agricola, di fatto non collocabili in alcuna delle categorie citate per le peculiarità architettoniche non ripetute e non riproducibili che ne determinano la morfologia (castelli, case padronali, torri, chiese e cappelle, ecc.), sono da considerarsi sottoposti a tutela a prescindere dal contesto in cui sono collocati, consentendo pertanto esclusivamente interventi di restauro (molti risultano soggetti al parere della Soprintendenza ai Beni Architettonici), disciplinando attentamente la realizzazione di manufatti pertinenziali o di ampliamento. Nel complesso sono stati rilevati 37 edifici appartenenti a questa categoria.

Dal punto di vista normativo si è operato mantenendo come elemento principale l'integrità e la continuità dell'ambiente con particolare attenzione agli aspetti paesistici di complesso; pertanto tutte le indicazioni proposte sono orientate al miglioramento del continuum rurale ancorché antropizzato.

Le peculiarità delle prescrizioni normative si evincono dagli allegati specifici nei quali l'aspetto principale può essere individuato nella compilazione di tabelle parametriche elencanti tutti gli aspetti salienti determinanti un intervento edile. L'obiettivo è raggiungere un punteggio minimo, in relazione alle delle prescrizioni dettate.

Chi contattare

Conclusione tramite silenzio assenso: no
Conclusione tramite dichiarazione dell'interessato: no

Servizio online

Tempi previsti per attivazione servizio online: .
Contenuto inserito il 19-09-2013 aggiornato al 15-04-2019
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